Colico con Sondrio? Il sindaco: ascoltiamo i cittadini, ma il referendum non è giuridicamente applicabile

Dopo la nascita del Comitato per il passaggio alla provincia di Sondrio e, proprio ieri, di quello in senso contrario, intenzionato a sostenere le ragioni della convenienza nel rimanere con Lecco, l’amministrazione comunale di Colico – con una nota a firma del sindaco Monica Gilardi – chiarisce, pur senza intervenire direttamente sul noccio della questione, la propria posizione, ritenendo necessario ascoltare i cittadini, pur puntualizzando non sia però possibile procedere con l’invocato referendum popolare. Non manca nemmeno una stoccata – pur senza citarlo direttamente – al consiglio provinciale che, proprio due giorni fa, ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, condiviso anche con i presidente emeriti. Di seguito il testo:

 In data 25 marzo è stata depositata al protocollo del Comune di Colico una proposta, suffragata da poco più di un centinaio di firme di cittadini, volta a modificare la circoscrizione provinciale con il passaggio di Colico alla Provincia di Sondrio.
Dopo la verifica degli uffici comunali sulla correttezza formale della documentazione presentata, si procede con i passi successivi ai sensi dell’articolo 4 del  “Regolamento sulla Partecipazione dei Cittadini”, adottato nel 2001, che si fonda sull’art. 51 dello Statuto Comunale e che disciplina le modalità di presentazione di interrogazioni, istanze, reclami, petizioni e proposte.
gilardi_colico.jpg (39 KB)Questo regolamento costituisce la traccia normativa a cui attenersi, sebbene sia evidente l’unicità della casistica in questione. Pertanto, conformemente al dettato normativo, la proposta depositata agli atti, con la relativa documentazione a corredo, è stata trasmessa in data odierna (entro 10 gg. dalla presentazione) a tutti i componenti del Consiglio Comunale, e i proponenti saranno ascoltati entro 30 giorni.
E’  inoltre dovere e intenzione di questa Amministrazione fare chiarezza sul quadro normativo di riferimento, a tutela del primario interesse collettivo.
L’art. 133 della Costituzione cita: “il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione”.
Da tale disposizione emerge chiaramente che è esclusiva competenza del Consiglio Comunale proporre l'avvio del procedimento per un cambio di provincia. Successivamente, Regione Lombardia sarebbe chiamata a esprimere un parere (non formalmente vincolante, ma sostanzialmente rilevante), infine spetterebbe al Parlamento legiferare.
Pur apprezzando l’interesse dimostrato per il territorio e per la comunità di Colico, è evidente che nessun altro soggetto ruolo nell'iter giuridico.
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In questo contesto, appare unanimemente condiviso, oltre che ferma convinzione di questa Amministrazione, che l’iniziativa possa essere sottoposta al voto del Consiglio Comunale solo ed esclusivamente col sostegno di una larga maggioranza dei cittadini.
Per evitare fraintendimenti, sebbene possa sembrare superfluo ribadirlo, si sottolinea che questa Amministrazione non intende in alcun modo arrogarsi una decisione di tale rilevanza senza un ampio consenso popolare. Pertanto, l'iniziativa, che la normativa affida al Comune, spetta di fatto ai cittadini, unici titolati a esprimersi e a manifestare la propria volontà.
Il referendum popolare, invocato da più parti e che appare come lo strumento più idoneo per affrontare la questione in campo, non è giuridicamente applicabile. Si tratta infatti di un istituto normato dall’art. 52 dello Statuto Comunale e previsto per le sole “materie di esclusiva competenza locale”.
Inoltre, anche il Consiglio di Stato si è così espresso: “non è sufficiente che la collettività dei cittadini avverta un determinato problema come proprio perché il comune possa legalmente ricorrere a quello strumento di consultazione popolare  che presuppone un oggetto in ordine al quale il comune abbia competenza primaria a deliberare in via definitiva”. E ancora, nel 2006, sempre il Consiglio di Stato: “l’indizione di un referendum consultivo in ambito comunale è consentita a condizione che riguardi una materia nella quale l'ente locale, che indice il referendum, sia dotato di competenza esclusiva, vale a dire sia competente ad adottare una deliberazione che per produrre il suo effetto e per raggiungere il suo scopo non abbisogni dell'ulteriore approvazione di altre autorità né del concorso di altri enti”.
Numerose sono le richieste pervenute a questa Amministrazione di esprimersi nel merito della proposta, che solo a fine marzo è stata formalizzata.
In un quadro normativo evidentemente lacunoso (in termini di termini temporali, di numero di sottoscrittori, di dati oggettivi necessari) l’Amministrazione Comunale ritiene convintamente prioritario ascoltare i cittadini.
La questione in discussione riguarda il futuro di Colico e dei Colichesi, in modo importante e irreversibile, merita di essere affrontata con serietà, obiettività e nel reale interesse della collettività, non c’è spazio per prese di posizioni ideologiche, polemiche sterili e ripicche. 

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