In viaggio a tempo indeterminato/374: credo e 'discorsi da hippie'
“Più studio le religioni più sono convinto che l'uomo non ha mai adorato altro che non se stesso.” Sir Richard Francis Burton
Severo ma giusto direbbe qualcuno. Blasfemo direbbero altri.
La realtà è che in quasi ogni Paese che abbiamo visitato, la religione gioca un ruolo fondamentale per definire cultura, quotidianità, tradizioni. È come se fosse un elemento imprescindibile che va a modificare la percezione che uno si fa di quel luogo.
Ad esempio, i Paesi a maggioranza islamica, nella nostra esperienza, sono quelli dove la gente è più accogliente e generosa e gli ospiti sono sacri.
I Paesi dove è più diffuso il buddismo, invece, sono quelli più pacati, accondiscendenti e gentili.
I Paesi dove è più diffuso il buddismo, invece, sono quelli più pacati, accondiscendenti e gentili.
I Paesi cristiani invece sono difficili da giudicare perché anche noi ne facciamo parte e vediamo i pro e i contro del caso in un'ottica non neutrale.
Ovviamente poi ci sono diversi fattori storico/culturali che si vanno a sommare.
In India la religione più diffusa è l'induismo che scandisce le giornate e le stagioni con quelle storie da telenovelas e tutti quei rituali complessi. È la più antica tra le religioni perché è nata 3.500-4.000 anni fa, con la tradizione vedica che ha gettato le basi per la filosofia e la pratica religiosa indù. Ma non è l'unico credo diffuso in questo subcontinente. Ne abbiamo scoperto un altro, un po' per caso e un po' per colpa di una statua alta 18 metri sulla cima di una montagna.

Sì tratta del gianismo che in realtà è più una filosofia di vita, che una religione. I giainisti non credono nell'esistenza di un dio che ha creato l'universo ma si concentrano sulla liberazione dell'anima.
L’anima è presente in ogni essere vivente: uomo, animale, vegetale, e anche alcuni elementi.
Lo scopo ultimo per i giainisti è quello di liberare l'anima dal ciclo delle reincarnazioni.
Per farlo è necessario seguire una rigida condotta di vita che si basa su 5 regole fondamentali. E queste regole sono davvero toste, talmente restrittive che seguirle alla lettera porta a digiunare completamente fino a raggiungere la morte. Una dieta estrema e uno stile di vita fatto di privazioni che solo gli asceti riescono a seguire.
Ovviamente non tutti i giainisti possono vivere in questo modo e la maggior parte è laico, cioè si riconosce nella dottrina ma non segue tutti i paletti imposti.
Devo essere sincera, leggendo le 5 regole ho pensato che il giainismo non fosse niente male.
Non violenza, non rubare, verità, non attaccamento alle cose materiali, castità intesa come fedeltà coniugale.
In pratica una versione più snella e concisa dei 10 comandamenti.
Poi però ho approfondito un po' e ho capito che il giainismo non fa proprio per me. Per un motivo: non si possono mangiare le melanzane, ma nemmeno i pomodori, i formaggi e niente patatine fritte.
E se ci penso mentre sono in India, mi dico "vabbè c'è il riso e ci sono le lenticchie".
Ma l'idea di tornare in Italia e mangiarmi una pizza senza sugo, senza mozzarella e senza verdure mi fa venire le lacrime agli occhi e la colpa non è della cipolla perché non potrei mangiarmi nemmeno quella.
I giainisti seguono una dieta molto rigorosa, una sorta di veganesimo estremo basato sul principio della non violenza e mirano a ridurre al minimo il danno a tutte le forme di vita.
Quindi ovviamente niente carne e niente pesce, niente cibi con vita microscopica come lo yogurt, niente radici perché estirparle vuol dire uccidere tutta la pianta e niente verdure con tanti semi.

Insomma religione che vai, dieta che trovi.
C'è chi digiuna un giorno alla settimana, chi un mese intero dall'alba al tramonto, chi praticamente tutta la vita.
Quindi torniamo al discorso dell'inizio e di come, quando si viaggia, ci si accorge di quanto peso abbiano le religioni nella quotidianità. Arrivano addirittura ad influenzare i bisogni primari delle persone, come l'alimentazione.
Certo devo anche ammettere che lasciando da parte l'estremismo "antimelanzaniano" gli altri principi del gianismo non sono niente male e anche se solo seguissimo il primo, cioè "non violenza", renderemmo il mondo un posto decisamente migliore.
Qualche capa di Stato questi li definirebbe "discorsi da hippie". Io continuo a sperare che l'umanità a un certo punto si sveglierà dal suo torpore e si renderà conto che la convivenza pacifica è il futuro da perseguire, non l'acquisto dell'ennesimo carrarmato.
Angela (e Paolo)