Lecco: serata per 'smentire' le fake news sull'oncologia

La si è buttata sullo scherzoso e non a caso l’ospite d’onore era Enrico Beruschi, comico di primo piano per diverse stagioni televisive, in particolare all’epoca in cui le reti di quella che oggi si chiama Mediaset rompevano il monopolio Rai.
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Ma il tema era delicato e cioè le cosiddette fake news in oncologia, vale a dire quel gran calderone di chiacchiere, diagnosi improvvisate, rimedi improbabili, che è ormai diventato internet ai quali troppo spesso le persone si aggrappano ricavandone convinzioni e idee anche sbagliate di fronte alle quali i medici ''veri'', quelli curanti, quelli che prendono in carico i pazienti, si scontrano anche faticando per rimetterle in discussione. Perché il più delle volte, il paziente si presenta con ritagli di giornali o stampate da internet a testimoniare che la cura per il proprio tumore esiste, magari in un altro ospedale o addirittura all’estero. E scalfire quelle certezze a volte è arduo.
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Enrico Beruschi

Se ne è parlato ieri sera nell’aula magna dell’ospedale di Lecco, nel corso di un incontro che riannoda un filo che si era interrotto durante il periodo della pandemia di covid. Per diversi anni, si erano infatti organizzate iniziative di sensibilizzazione e discussione su temi sanitari e oncologici che il confinamento dettato al covid ha poi fermato. Ora, dunque, si parte, ancora su iniziativa del dipartimento di oncologia dell’ospedale “Manzoni” diretto da Antonio Ardizzoia.
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Il dottor Antonio Ardizzoia

E il primo appuntamento della “ripresa” è stato appunto quello di una sorta di serata-appello rivolto ai cittadini ma anche al personale sanitario affinché si ritorni a un dialogo tra medico e paziente non inquinato da false notizie e false aspettative.
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Come ha sintetizzato il presidente dell’ordine dei medici lecchesi Pierfranco Ravizza: «Internet è come un muro sul quale possono scrivere tutti. E possiamo trovarci la poesia di un futuro premio Nobel, ma anche tanta sporcizia. E allora l’invito è: siate critici su tutto quello che leggete, soprattutto se c’è di mezzo la vostra pelle. Affidatevi a persone di fidata coscienza e conoscenza».
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Il dottor Pierfranco Ravizza

Condotto dalla giornalista Barbara Gerosa, la serata è stata introdotta dai saluti del direttore sanitario dell’Azienda territoriale sanitaria Alessandra Grappiolo e introdotta da Ardizzoia che ha spiegato come il dipartimento oncologico dell’ospedale sia composto da quattro strutture: una grande famiglia che si occupa del paziente oncologico e che tiene conto dei grandi cambiamenti avvenuti in tutti questi anni e che avvengono quotidianamente, dalle tecnologia sempre più sofisticate ai nuovi farmaci più efficaci fino all’aggiornamento professionale di medici e infermieri per poter accompagnare il malato durante l’intero percorso terapeutico.
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Monica Colombo

In rappresentanza delle varie associazioni di volontariato operanti all’ospedale e negli hospice del territorio è poi intervenuta Monica Colombo, sottolineando come proprio il covid abbia provocato una diminuzione fortissima del numero di volontari ed è quindi arrivato l’appello a chi volesse dare la propria mano a farsi avanti. Un appello accompagnato da un vasetto di viole che a fine serata è stato donato agli intervenuti quale augurio pasquale in particolare alle donne.
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Si è poi tenuta una breve tavola rotonda proprio con i medici appartenenti alle quattro strutture del dipartimento oncologico a sottolineare come la cura dei tumori sia ormai un lavoro di squadra per cui di ogni ruolo non si può fare a meno e ogni ruolo può essere decisivo. «Ed è il lavoro di squadra – ha chiosato Barbara Gerosa – che permette sempre più spesso di vincere la malattia». 
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Sono intervenuti l’oncologo Francesco Monteleone, il gastroenterologo Arnaldo Amato, l’anatomo-patologa Cristina Riva, il medico di radiotearapia Carlo Soatti.
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Il dottor Francesco Monteleone

A confrontarsi appunto sulle fake news di oggi. Che a Montelone ricordano i “maghi” che guardava in televisione da ragazzino e che si approfittavano del dolore delle persone per fare soldi. Il fatto che è che tutte le false informazioni possono creare un senso di sfiducia, «ma non bisogna giudicare il malato, non è colpa sua se ha informazioni sbagliate, bisogna aiutarlo a discernere, perché va detto che anche nell’ambito scientifico spesso circolano fake news. Così, molto spesso – ha aggiunto Soatti – il paziente si presenta con convinzioni del tutto errate: per esempio di diventare radioattivo dopo essersi sottoposto alle dovute sedute di radioterapia.
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Il dottor Carlo Soatti

O il caso – ha ricordato Amato – di quel paziente che, pur guarito, continuava a essere convinto che il cancro si fosse nascosto da qualche parte del suo corpo e sollecitava il medico curante affinché lo sottoponesse a tutta una serie di esami che appunto svelassero quel “nascondiglio”; tanto insistette che il medico gli prescrisse di sottoporsi a un’autopsia che naturalmente l’anatomo patologo non poteva certo eseguire.
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La dottoressa Alessandra Grappiolo

E a proposito di anatomo-patologi, Riva ha ricordato come all’inizio della propria carriera le indicazioni fornite ai medici fossero scarne e di come oggi invece siano relazioni complesse perché l’oncologo chiede una serie di indicazioni sempre più precise. Perché ciò che va anche ricordato è che ogni paziente è unico e unica è anche la sua malattia.
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E’ stata poi data lettura della lettera di Anna Savini, giornalista lecchese affetta da tumore e guarita. La quale ha ricordato come di fronte alla necessità di sottoporsi alla radioterapia ci si può anche arrabbiare perché si perderanno i capelli e le ciglia, ma sottoporsi si deve perché altrimenti si perde la vita.
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La giornalista Barbara Gerosa

I riflettori si sono poi spostati su Enrico Beruschi che, alla sua maniera, ha raccontato qualche aneddoto della propria vita: il programma televisivo “Drive In” naturalmente, ma anche la partecipazione al festival di San Remo («Ho inaugurato l’epoca dei non cantanti, prima di me c’era stato solo Gino Bramieri»). E, soprattutto, le due volte che è stato operato di tumore.
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La conclusione della serata è stata musicale con il coro “Sol Quair” diretto dal maestro Giuseppe Caccialanza. Esibizione preceduta da un altro coro, formato da medici e infermieri dell’ospedale “Manzoni”.
D.C.
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