Civate: il dubbio come motore per l'antimafia, nelle parole del PM Pasquale Addesso

“Affinché casi mafiosi giungano fino a noi magistrati, c’è bisogno che qualcuno, anche persone non necessariamente esperte in materia, abbia il dubbio che una situazione non sia limpida. Infatti, serate come questa sono fondamentali per conoscere, e quindi riconoscere, il fenomeno e non lasciare che la distrazione lo faccia penetrare nella nostra realtà. L’inizio della libertà consiste nel pensiero critico, nella volontà di porsi il dubbio”. 
Frasi piene di significato, non solo nell’ambito della lotta alla mafia, ma di un approccio alla vita: ecco lo stile di intervento del Pubblico Ministero presso la DDA di Milano, Pasquale Addesso.
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Pasquale Addesso

Il magistrato è stato ospite del terzo di quattro incontri della rassegna "STILI DI VITA per una Società a Responsabilità Illimitata - Il vento della memoria semina giustizia" promossa dall'Associazione Libera di Lecco e dagli Enti aderenti ad "Avviso pubblico". A rappresentare le due associazioni, ieri sera erano presenti i rispettivi coordinatori provinciali, Alberto Bonacina e Paolo Lanfranchi.
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Alberto Bonacina e Paolo Lanfranchi

“Io e Alberto stiamo girando per la Provincia al fine di sensibilizzare i ragazzi nelle scuole. Si tratta di un approccio importante, perché permette di innestare un cambiamento sociale fin da subito” ha esordito il sindaco di Dolzago, il quale ha poi proseguito “Sono ventidue, anche di diverso colore politico, i comuni di Lecco attualmente aderenti. C’è sempre più bisogno di amministrazioni sensibili a questo tema per poter creare una alleanza strategica sui diversi piani di potere”.
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Simone Scola e Angelo Isella

Dopo i consueti saluti e ringraziamenti ufficiali da parte del sindaco civatese Angelo Isella e del suo vicesindaco Simone Scola, ha preso la parola la moderatrice della serata, la collega Sara Ardagna. “Nonostante per un lungo periodo in Italia si sia registrato un atteggiamento di negazionismo generale rispetto alla possibilità di un’ascesa delle mafie nelle regioni settentrionali, numerose inchieste  hanno dimostrato una realtà ben diversa”. 
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La prima domanda dell’intervistatrice è stata volta ad indagare quali fossero le caratteristiche specifiche della mafia insita nel territorio lombardo e più in generale, in quello del nord della penisola. Il PM Pasquale Addesso è stato molto chiaro in merito, riscontrando una pericolosa costante, ossia quella dell’evasione fiscale: “Si tratta di cointeressi e di tutela reciproca. La relazione economica diventa il terreno della protezione e dell’estorsione silente”. Un caso in particolare, quello di Spumador S.p.a., ha potuto rappresentare al meglio la questione “Ci siamo accorti che qualcosa non andava proprio grazie ad una verifica fiscale, un piano di criminalità meno percepito dalla globalità ma assai perpetuato in questi territori”. 
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Altro aspetto su cui si è volta l’attenzione, è stato l’impatto che la mafia ha a livello sociale nelle piccole e medie realtà del circondario. “La criminalità organizzata lede disastrosamente il tessuto sociale perché spesso si insinua in luoghi di aggregazione – come nel caso del Circolo Arci “Farfallino”. Tale aspetto può arrivare ad esasperare l’individualismo dei nostri tempi, rovinando la percezione che si ha di certi luoghi che dovrebbero essere culturali e di diffusione di idee”.
Un’analisi calata nella quotidianità ha coinvolto notevolmente il pubblico presente, rendendo una tematica seria come quella dell’’ndrangheta, accessibile e, soprattutto, riconoscibile ed indagabile da tutti. 
M.E.
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