Calolzio, il dr. Mario Pigazzini chiude "I Giovedì dell’Intelligenza Artificiale", in difesa di quella umana

Giovedì 27 marzo alle ore 20.45, l’aula magna dell’Istituto Superiore Lorenzo Rota di Calolziocorte si è riempita per l’evento conclusivo del ciclo di incontri "I Giovedì dell’Intelligenza Artificiale", un’iniziativa organizzata dal Gruppo Cultura Insieme con l'obiettivo di approfondire il ruolo e l’impatto della tecnologia nella società contemporanea.
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L'evento ha rappresentato il culmine di un ciclo di quattro serate tematiche, ciascuna dedicata a un aspetto specifico dell'intelligenza artificiale, coinvolgendo esperti del settore e stimolando il dibattito tra i partecipanti.
L'ultimo appuntamento ha visto come relatore lo psicologo Mario Pigazzini, che ha mostrato la sua vasta cultura tra le diverse discipline scientifiche e umanistiche. Durante il suo intervento, il professionista ha affrontato il tema dell'intelligenza artificiale da una prospettiva ampia e multidisciplinare, toccando ambiti quali neuroscienze, matematica, letteratura e storia. L'incontro è stato introdotto dal professor Adelio Longhi, che, insieme a Valeria Bianco, ha moderato la serata. "Tutti ne parlano in continuazione” ha esordito Longhi, ponendo un quesito fondamentale: "Intelligenza Artificiale: per fortuna o purtroppo?".
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Pigazzini non ha esitato: "È in atto il declino della capacità di pensare, ovvero di distinguere il vero dal falso". Secondo il relatore, l'intelligenza è un dono di Madre Natura impiegato per il bene delle persone, “nonostante noi lo trattiamo male”. Lo scopo dell’intelligenza artificiale, invece, è quello di “fatturare”, ha spiegato.
Pigazzini ha poi definito l'intelligenza come "la capacità di risolvere problemi con risorse limitate" e ha sottolineato l'importanza della collaborazione umana. "L'intelligenza umana si sviluppa attraverso l'interazione con altri esseri umani", ha affermato, e questa interazione avviene non solo a livello cognitivo, ma anche fisiologico, attraverso processi di cooperazione e competizione che portano ad avvicinarsi alla verità e alla scoperta di nuove soluzioni, aggiungendo: "Quando i cervelli si mettono assieme, si crea una situazione nuova, creativa e predittiva".
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Pigazzini ha inoltre spiegato come la conoscenza predittiva sia un elemento strutturale dell'intelligenza umana. Un altro aspetto interessante emerso durante la serata è stata la connessione tra intelligenza e corpo. "Perché avvertiamo dolore nel corpo?" ha chiesto lo psicologo. "Perché i neuroni non sono presenti solo nel cervello, ma in tutto il corpo: nella pancia, nelle gambe, nel torace". Questi neuroni ci permettono di reagire rapidamente.
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Nonostante le capacità umane, il punto cruciale della conferenza ha riguardato la progressiva delega dei processi decisionali alle macchine. Pigazzini ha sottolineato come l'uso massiccio di strumenti basati sull'intelligenza artificiale possa portare a una riduzione della capacità critica individuale e a una crescente dipendenza emotiva dalla tecnologia. La ridefinizione dell'identità personale è un fenomeno allarmante. Le persone stanno affidando sempre più le loro decisioni ed emozioni alle macchine, cadendo in un circolo vizioso di sfiducia e paranoia.
L’esperto ha poi sollevato un’altra questione cruciale: l’intelligenza artificiale, nel selezionare e filtrare le informazioni, può commettere errori. Non è in grado di cogliere il significato profondo di espressioni idiomatiche, emozioni e doppi sensi. “L’IA segue un processo basato su input, elaborazione e output, ma la realtà è che non abbiamo ancora compreso a fondo la ‘scatola nera’ dell’intelligenza umana, figuriamoci quella artificiale”.
Non tutti, però, condividono questa visione. Pigazzini ha citato Ray Kurzweil, pioniere dell’intelligenza artificiale e figura chiave di Google, che nel suo libro How to Create a Mind sostiene che solo potenziando la tecnologia potremo affrontare la complessità della vita. Tuttavia, ha ribattuto Pigazzini: “La vita si evolve da 3,5 miliardi di anni” e l’umanità è sopravvissuta senza IA, proprio grazie alle sue capacità relazionali e all’interazione con la natura, come dimostra la scoperta dell’acido acetilsalicilico dalla corteccia del salice, frutto di un’osservazione diretta dell’ambiente.
Durante l’incontro, Pigazzini ha citato diversi testi per comprendere le implicazioni dell’intelligenza artificiale, tra cui The Creation of Everything di Miguel Nicolelis, sul rapporto tra cervello e coscienza; L’arte di amare di Erich Fromm, che esplora il valore delle relazioni umane e Artificial Intelligence: A Guide for Thinking Humans di Melanie Mitchell, che mette in luce le differenze tra intelligenza umana e artificiale.
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La serata si è conclusa con un dibattito vivo tra i partecipanti. Da remoto ha preso parola anche il professor Piercarlo Ravasio, che seguiva l’incontro in diretta, esprimendo un’opinione netta: “Tu sei decisamente più ottimista. L’IA è più pericolosa della bomba atomica. Stiamo affrontando una transizione drammatica, a una velocità insostenibile per gli esseri umani", ha detto, manifestando forte preoccupazione non solo per gli usi che verranno fatti di questa tecnologia, ma anche per la concentrazione di potere nelle mani di pochi.
A chiudere l’evento, il Gruppo Cultura Insieme ha ringraziato tutti i partecipanti e i relatori, sottolineando l’importanza di simili iniziative per stimolare il dibattito su questioni cruciali per il nostro futuro. Sul finali Pigazzini ha parlato di un libro su cui è al lavoro: One Physics for World and Mind: A Framework for Understanding the Physical Nature of the Mind, del neuroscienziato Marcello Costa. Il libro è in costruzione e si può contribuire al dibattito al seguente link: https://marcellocosta.au/wp/from-molecules-to-mind/.

M.Bo.
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