Bollettino del Santuario di San Girolamo/3: 130 anni fa riapriva l'Oratorio, la storia. Altri 2 miracoli e... una profezia
Ricorrono quest'anno i 130 anni dalla riapertura dell'Oratorio alla Rocca di Somasca. Era infatti - come annotato in un trafiletto del Bollettino del Santuario numero 3, pubblicato nel marzo del 1915 - il 1895 quando, dopo mesi di lavori, vi fu la riconsegna al culto dell'immobile eretto sulle fondamenta della precedente costruzione, andata in rovina nel tempo per via delle vicissitudini - per questione di confine - tra Milano e Venezia. 
"Non ci consta chi abbia innalzata la Rocca e l'Oratorio dedicato alla Vergine e a S. Ambrogio apparso nella battaglia di Parabiago" è scritto sul notiziario. "Pare che Barnabò Visconti nel 1375 per vendicare la moglie del figlio naturale Ambrogio distruggesse tutti i castelli e luoghi fortificati della Valle di S.Martino e abbia rovinato anche questo di Somasa. Venutovi S.Girolamo Emiliani nel 1532, la trovò tutta in rovina; e l'anno seguente avendola scelta a luogo di abitazione per sé e per i suoi compagni, prima di tutto restaurò l'Oratorio, poi anche la Rocca riducendola a povera abitazione per i suoi, dei quali, quelli che erano sacerdoti, celebravano ogni giorno in detto Oratorio. Mancandovi poi l'acqua trovò soltanto adatto il detto Oratorio, per farvi scavare sotto una cisterna, la quale fatta, non piovendo, egli con le sue preci ottene che si empisse d'acqua (anno 1534)... Nell'inverno dell'anno seguente, contandosi la famiglia religiosa sopra quaranta persone, ed essendo queste chiuse nella Rocca da ogni parte per le nevi straordinariamente cadute in gran copia, in modo che non si aveva speranza di soccorso, non essendovi che tre o quattro pani, il Santo moltiplicò miracolosamente il pane per saziare tutta la sua numerosa famiglia (...).
In questa Rocca, dunque ebbe propriamente i suoi natali al Congregazione dei Somaschi. Essendosi i Padri trasferiti, dopo la morte del Santo Fondatore, verso il 1541, in Somasca, per le continue liti di confini mal precisati tra gli Stati di Milano e della Repubblica Veneta, tanto la Rocca quanto la Valletta per l'ingiuria del tempo e di guasti dell'uomo decadendo, fu impedito ai Padri da ambedue gli Stati di restaurare, finché più tardi, circa la metà del secolo XVIII, delimitati bene i confini, fu permesso di rifabbricare la Valletta e non la Rocca con l'Oratorio che stanno propriamente vicini alla linea di confine, cosicché lasciati in abbandono si potè soltanto mantenere la croce (...). Nell'anno 1894 mercè le cure del P. Giuseppe Dionigi Pizzotti C.R.S. si praticarono degli scavi e si scoperse la cisterna del Santo intatta, piena di macerie e di acqua, e si trovarono tutte le fondamenta con un angolo dell'Oratorio in buono stato, sicché di poté ricostruire l'Oratorio nelle stesse dimensioni di prima (...)".

Risalgono sempre a quel 1894 le due guarigioni, ascritte all'intercessione del Santo, riportate sempre sul Bollettino nel marzo 1915. Giuseppe Nava, figlio di Ottavio e Rosa Bambina di Calolzio, era dato per spacciato, all'età di 12 anni, ormai vinto da una polmonite doppia. "I genitori afflittissimi disperando d'ogni soccorso umano si rivolsero a San Girolamo e ripetutamente si recarono in pellegrinaggio al Santuario per la guarigione del loro figlio. Il medico venuto a visitare l'infermo era nella ferma convinzione di trovarlo cadavere. Ma qual meraviglia! Lo trovò guarito e dopo 3 giorni il fanciullo accompagnato dai genitori, si recò a ringraziare S.Girolamo della grazia ottenuta".
Giuseppe Valsecchi, sempre di Calolzio, di anni ne aveva 54 quando l'8 febbraio 1894 si recò alla Valletta per chiedere la guarigione della sua gamba mal messa. Per lui, non essendo nelle condizioni, fece la scala santa la moglie Giulia Caroli. "La sera andò a letto e la mattina si trovò perfettamente guarito. E' impossibile - riferiscono, tornando alla cronaca del tempo, i Padri sul notiziario - descrivere la gioia del Valsecchi: raccontava, a chiunque trovasse, il miracolo, e si portava in riunioni pubbliche, in luoghi di ritrovo per proclamare la potenza di S.Girolamo. Di questo miracolo ancora vive l'eco in Calolzio e tutti ricordano il fatto, in particolar modo il cognato Giovanni Battista Valsecchi che oralmente ha confermato quanto sopra”.
Non solo voti però, sul Bollettino numero tre, ma anche alcune profezie del Santo. La più inquietante? "Senza darne mai spiegazione, diceva spesso: "Cento anni del Signore, cento anni di dottrina, cento anni rovina"...
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L'oratorio
"Non ci consta chi abbia innalzata la Rocca e l'Oratorio dedicato alla Vergine e a S. Ambrogio apparso nella battaglia di Parabiago" è scritto sul notiziario. "Pare che Barnabò Visconti nel 1375 per vendicare la moglie del figlio naturale Ambrogio distruggesse tutti i castelli e luoghi fortificati della Valle di S.Martino e abbia rovinato anche questo di Somasa. Venutovi S.Girolamo Emiliani nel 1532, la trovò tutta in rovina; e l'anno seguente avendola scelta a luogo di abitazione per sé e per i suoi compagni, prima di tutto restaurò l'Oratorio, poi anche la Rocca riducendola a povera abitazione per i suoi, dei quali, quelli che erano sacerdoti, celebravano ogni giorno in detto Oratorio. Mancandovi poi l'acqua trovò soltanto adatto il detto Oratorio, per farvi scavare sotto una cisterna, la quale fatta, non piovendo, egli con le sue preci ottene che si empisse d'acqua (anno 1534)... Nell'inverno dell'anno seguente, contandosi la famiglia religiosa sopra quaranta persone, ed essendo queste chiuse nella Rocca da ogni parte per le nevi straordinariamente cadute in gran copia, in modo che non si aveva speranza di soccorso, non essendovi che tre o quattro pani, il Santo moltiplicò miracolosamente il pane per saziare tutta la sua numerosa famiglia (...).


L'intestazione del Bollettino numero 3
Risalgono sempre a quel 1894 le due guarigioni, ascritte all'intercessione del Santo, riportate sempre sul Bollettino nel marzo 1915. Giuseppe Nava, figlio di Ottavio e Rosa Bambina di Calolzio, era dato per spacciato, all'età di 12 anni, ormai vinto da una polmonite doppia. "I genitori afflittissimi disperando d'ogni soccorso umano si rivolsero a San Girolamo e ripetutamente si recarono in pellegrinaggio al Santuario per la guarigione del loro figlio. Il medico venuto a visitare l'infermo era nella ferma convinzione di trovarlo cadavere. Ma qual meraviglia! Lo trovò guarito e dopo 3 giorni il fanciullo accompagnato dai genitori, si recò a ringraziare S.Girolamo della grazia ottenuta".

La Rocca
Giuseppe Valsecchi, sempre di Calolzio, di anni ne aveva 54 quando l'8 febbraio 1894 si recò alla Valletta per chiedere la guarigione della sua gamba mal messa. Per lui, non essendo nelle condizioni, fece la scala santa la moglie Giulia Caroli. "La sera andò a letto e la mattina si trovò perfettamente guarito. E' impossibile - riferiscono, tornando alla cronaca del tempo, i Padri sul notiziario - descrivere la gioia del Valsecchi: raccontava, a chiunque trovasse, il miracolo, e si portava in riunioni pubbliche, in luoghi di ritrovo per proclamare la potenza di S.Girolamo. Di questo miracolo ancora vive l'eco in Calolzio e tutti ricordano il fatto, in particolar modo il cognato Giovanni Battista Valsecchi che oralmente ha confermato quanto sopra”.
Non solo voti però, sul Bollettino numero tre, ma anche alcune profezie del Santo. La più inquietante? "Senza darne mai spiegazione, diceva spesso: "Cento anni del Signore, cento anni di dottrina, cento anni rovina"...
Continua/4
A.M.