PAROLE CHE PARLANO/221

Avvoltoio


Questo termine proviene dal latino vultur, forse derivato a sua volta da vellere, strappare, a indicare il conosciuto uccello necrofago e la sua azione. Alla radice si trova probabilmente il verbo latino volare, che suggerisce l'immagine di un rapace che "volteggia" nel cielo in cerca di carcasse. Questa associazione riflette l'abitudine caratteristica di questo uccello di compiere lenti cerchi nell'aria prima di scendere verso il suo pasto.
Gli avvoltoi sono creature straordinarie, diffuse nel mondo in molte specie differenti, ciascuna in grado di svolgere il ruolo fondamentale e insostituibile di “spazzino” nel proprio ecosistema. 
Purtroppo, con il tempo, questo suo legame con la morte e con la carne in decomposizione ha conquistato un posto nell'immaginario collettivo e nel linguaggio, evocando immagini di decadenza e opportunismo. In senso figurato, viene infatti definita “avvoltoio” una persona avida e predatrice, che sfrutta i momenti di debolezza degli altri per il proprio vantaggio; sono tali coloro che si “nutrono" del fallimento altrui soprattutto nei contesti economici o sociali.
Durante il Romanticismo e il Decadentismo, la natura era spesso considerata uno specchio dell’anima umana e del destino universale. In questo contesto, l’avvoltoio divenne un simbolo potente e polivalente.
Da un lato, il suo comportamento necrofago, legato alla decomposizione, lo associava alla caducità dell’esistenza e all’inevitabile destino di tutti gli esseri viventi.
Dall’altro, non rappresentava solo la fine, ma anche un elemento fondamentale nel ciclo biologico: eliminando i resti e favorendo la rigenerazione, trasformava la morte in vita. In questa prospettiva, incarnava un principio di equilibrio naturale, che garantiva il continuo rinnovarsi del mondo.
Manzoni descrive così il portone del palazzo di don Rodrigo: ''Sui due battenti della porta sono inchiodate le carcasse di due avvoltoi e ai lati, sdraiati su delle panche, ci sono due bravi” dove l’immagine degli avvoltoi rafforza il tema della sopraffazione e dell’ingiustizia sociale. Don Rodrigo si presenta come un signore spietato, che si nutre della paura e dell’oppressione, proprio come un avvoltoio si ciba delle carogne.
Rubrica a cura di Dino Ticli
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