Mandello: l'ANC e l'Associazione Nazionale Venezia Giulia piangono l'esule Adriano Jadran Savarin
La delegazione lecchese dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia piange il suo presidente. Adriano Jadran Savarin non c'è più. Si è spento nelle scorse ore all'ospedale Manzoni. Impossibilitato, proprio dai problemi di salute, a partecipare, lo scorso 10 febbraio, alla cerimonia promossa da Prefettura, Provincia e Comunale, a Lecco, in Riva Martiri delle Foibe, in occasione della Giornata della Memoria, era stato sostituito da Aldo Baborsky ed Enzo Patuzzi, esuli proprio come lui, costretto, da bambino ancora piccino, a lasciare tutto ciò che aveva e a ricominciare da capo, trovando ospitalità, dopo 18 mesi trascorsi in un campo profughi a Cremona, all'ombra del Matitone.
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"Abbiamo avuto la fortuna di essere stati accolti dal Comune di Lecco che ha dato un lavoro a mio padre e devo dire che questo ha permesso a me e alla mia famiglia di essere davvero italiani, visto che italiani lo siamo due volte, per nascita e per il fatto che da italiani, arrivati in Italia, davanti a un funzionario pubblico abbiamo attestato la nostra italianità. Grazie, grazie...” aveva ribadito, ancora una volta, a tanti anni di distanza, prendendo la parola nel 2024, dinnanzi ad una sparuta rappresentanza di politici e delegati delle diverse associazioni combattentistiche, lui che, con orgoglio, aveva indossato anche l'uniforme dei Carabinieri e continuava a prestare servizio tra le file dell'ANC di Lecco, sedendo anche nel direttivo quale consigliere. Originario di Capodistria, in più occasioni aveva pubblicamente raccontato la sua storia, a cominciare dai tre tentativi messi in atto per attraversare il confine. “A Isola d’Istria - aveva spiegato durante una serata promossa a Nibionno dall'amministrazione comunale - avevamo una piccola casa: abbiamo venduto tutto e con i soldi ci siamo avviati verso Trieste, dove ci attendevano: hanno perquisito mio padre, gli hanno sequestrato il denaro e ci hanno rimandato indietro". L'appartamento dove vivevano nel frattempo era stato occupato ed è servito un prestito per poter ritentare, sei mesi dopo, la partenza, senza successo. Poi una notte il padre riuscì a valicare il confine, con la madre che fece poi lo stesso con i bambini, finendo su un carro merci verso la risiera di San Sabba.
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“È una cosa terribile quello che abbiamo vissuto - raccontava Savarin, residente a Mandello - Sapevo che mio nonno e mio zio erano morti in guerra. Solo nel 2012 mia madre ha avuto il coraggio di dire, con un filo di voce, che erano stati infoibati, a metà strada tra Trieste e Fiume, prima si vergognava. Il pensiero comune è sempre stato che noi avevamo qualcosa di diverso, eravamo colpevoli. Di cosa non lo sappiamo: è qualcosa che uno non può immaginare”.
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“Quando sono stato eletto in Comune gli ho promesso che mi sarei attivato per far intitolare uno spazio al ricordo delle vittime delle Foibe. Ormai siamo molto vicini all'obiettivo e spero di riuscire presto, se non entro la fine del mandato” sottolinea Igor Amadori, anch'egli parte dell'ANC, descrivendo l'amico come una persona sempre disponibile e vicina all'amministrazione comunale sia come carabiniere ausiliario in congedo per la cerimonia del 4 novembre, sia come presidente dell'articolazione locale dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia per il Giorno del Ricordo. Amministratore di condomini, Adriano Jadran Savarin lascia la moglie Elena e due figli, Stella e Andrea. L'ultimo saluto gli verrà tributato mercoledì 26 febbraio alle 15 nella chiesa del Sacro Cuore di Mandello.
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Adriano Jadran Savarin
"Abbiamo avuto la fortuna di essere stati accolti dal Comune di Lecco che ha dato un lavoro a mio padre e devo dire che questo ha permesso a me e alla mia famiglia di essere davvero italiani, visto che italiani lo siamo due volte, per nascita e per il fatto che da italiani, arrivati in Italia, davanti a un funzionario pubblico abbiamo attestato la nostra italianità. Grazie, grazie...” aveva ribadito, ancora una volta, a tanti anni di distanza, prendendo la parola nel 2024, dinnanzi ad una sparuta rappresentanza di politici e delegati delle diverse associazioni combattentistiche, lui che, con orgoglio, aveva indossato anche l'uniforme dei Carabinieri e continuava a prestare servizio tra le file dell'ANC di Lecco, sedendo anche nel direttivo quale consigliere. Originario di Capodistria, in più occasioni aveva pubblicamente raccontato la sua storia, a cominciare dai tre tentativi messi in atto per attraversare il confine. “A Isola d’Istria - aveva spiegato durante una serata promossa a Nibionno dall'amministrazione comunale - avevamo una piccola casa: abbiamo venduto tutto e con i soldi ci siamo avviati verso Trieste, dove ci attendevano: hanno perquisito mio padre, gli hanno sequestrato il denaro e ci hanno rimandato indietro". L'appartamento dove vivevano nel frattempo era stato occupato ed è servito un prestito per poter ritentare, sei mesi dopo, la partenza, senza successo. Poi una notte il padre riuscì a valicare il confine, con la madre che fece poi lo stesso con i bambini, finendo su un carro merci verso la risiera di San Sabba.
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Una foto della cerimonia del 10 febbraio 2024
“È una cosa terribile quello che abbiamo vissuto - raccontava Savarin, residente a Mandello - Sapevo che mio nonno e mio zio erano morti in guerra. Solo nel 2012 mia madre ha avuto il coraggio di dire, con un filo di voce, che erano stati infoibati, a metà strada tra Trieste e Fiume, prima si vergognava. Il pensiero comune è sempre stato che noi avevamo qualcosa di diverso, eravamo colpevoli. Di cosa non lo sappiamo: è qualcosa che uno non può immaginare”.
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La foto pubblicata dall'ANC di Oggiono per ricordare l'amico Adriano Jadran Savarin
“Quando sono stato eletto in Comune gli ho promesso che mi sarei attivato per far intitolare uno spazio al ricordo delle vittime delle Foibe. Ormai siamo molto vicini all'obiettivo e spero di riuscire presto, se non entro la fine del mandato” sottolinea Igor Amadori, anch'egli parte dell'ANC, descrivendo l'amico come una persona sempre disponibile e vicina all'amministrazione comunale sia come carabiniere ausiliario in congedo per la cerimonia del 4 novembre, sia come presidente dell'articolazione locale dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia per il Giorno del Ricordo. Amministratore di condomini, Adriano Jadran Savarin lascia la moglie Elena e due figli, Stella e Andrea. L'ultimo saluto gli verrà tributato mercoledì 26 febbraio alle 15 nella chiesa del Sacro Cuore di Mandello.
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