In viaggio a tempo indeterminato/338: l'isola con il nome inventato

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Mi ricordo ancora la prima volta che Paolo me ne parlò. Ci eravamo conosciuti da qualche mese e in un uggioso venerdì sera stavamo parlando di viaggi e di mete che un giorno avremmo voluto assolutamente visitare.
Io elencavo i posti "classici", come le Hawaii o il Giappone, e lui se ne usciva con destinazioni che neanche sapevo esistessero, tipo le Andamane o Vanuatu.
Dei nomi così assurdi che ci sono stati momenti in cui pensavo mi stesse prendendo in giro e fosse solo una tecnica per chiudere lì la frequentazione.
Sì, forse un po' contorto e fantasioso come modo per scaricare qualcuno, ma chi aveva mai sentito parlare di Sulawesi?
"Ti giuro che esiste! Ed è un posto assurdo, dove fanno riti strani. L'ho visto qualche anno fa in un documentario e mi sono comprato la guida per studiarmelo".
Erano tempi in cui sui cellulari internet non lo si usava e dovevi tornare a casa e accendere il computer per verificare le informazioni.
Quindi quella volta, finito l'appuntamento ero rientrata a casa e mi ero messa alla scrivania per cercare...no, non è vero! Erano passate talmente tante ore e parole che non mi ricordavo nemmeno più i nomi di quei luoghi.
Sono passati un bel po' di anni da quel giorno e nel frattempo le cose tra me e Paolo sono parecchio cambiate. E nel corso di tutto questo tempo, quei nomi assurdi hanno assunto una forma reale e trovato un posto sulla mappa.
E così oggi, 15 anni dopo quel triste appuntamento uggioso, siamo sbarcati a Sulawesi, l'isola che poteva farci separare!

Sulawesi, chiamata in passato Celebes, è una delle 1800 isole dell'Indonesia.
La sua sagoma è stranissima perché composta da quattro lunghe penisole. A qualcuno ricorda una "k", a qualcuno un'orchidea avvolta su se stessa e a qualcuno un dinosauro.
Questo fa sì che nessuna zona dell'isola disti più di 90 km dal mare.
Secondo alcuni studiosi, Sulawesi era il punto di collegamento tra Asia e Oceania e per questo alcune specie animali e vegetali sono endemiche dell'isola.
Ricchissima di foreste, con una struttura montuosa irregolare che rende difficili i collegamenti e con moltissimi vulcani ancora attivi, quest'isola è affascinante sia dal punto di vista naturalistico che dal punto di vista culturale.
Ed è proprio questo secondo aspetto quello che ci ha guidati fino a qui. È quello che aveva attirato Paolo di quel documentario.
A Sulawesi, infatti, vivono circa venti diverse etnie e ognuna di loro parla una lingua diversa e ha credenze e rituali ben definiti.
Tutto questo ha dell'incredibile, soprattutto se si considera che per diversi anni questo pezzetto di terra è stato colonia olandese.
Nonostante il tentativo di omologazione, gli abitanti di Sulawesi hanno conservato la loro cultura e soprattutto in alcune zone, ancora oggi, si tengono riti ancestrali legati a culti animisti.
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La faccenda insomma è bella complessa.
Per questo abbiamo deciso di andare per gradi e un passo alla volta provare ad entrare nei misteri che si nascondono nelle foreste di Sulawesi.
Per farlo, ci sposteremo sull'isola in modo lento, cercando di entrare in contatto il più possibile con gli abitanti di questo luogo.
Viaggiare in autostop ci sembra il metodo più adatto, anche perché ci sono bastati pochi istanti dall'uscita dall'aeroporto per capire che le persone qui hanno qualcosa di speciale.
I sorrisi non si risparmiano a Sulawesi, così come gli "hello mister!" urlati appena ci vedono passare.
È un po' come se ci stessero aspettando e non vedessero l'ora di stringerci la mano, farsi una foto e provare a parlare un po' inglese.
Tutto questo ci ricorda moltissimo il Myanmar, terra che abbiamo amato e che ormai da anni vive una guerra civile di cui nessuno si occupa e preoccupa.
Negli sguardi e nei sorrisi degli abitanti di Sulawesi ritroviamo un po' della genuinità trovata  in Myanmar con l'aggiunta di un pizzico di vivacità in più e di risate ancora più fragorose e coinvolgenti.
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È solo l'inizio ma già ci sono tutti i presupposti per un'avventura che lascerà il segno.
Adesso Sualwesi non è più un luogo con il nome che sembra inventato, ma è un'isola meravigliosa, concreta e reale come l'accoglienza e il sorriso delle persone.
Angela (e Paolo)
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