Inchiesta Karpathos: a Lecco questo omicidio 'non s'ha da fare'. Cronaca dagli atti di una morte evitatata

A Lecco è nato. E stando alle risultanze investigative, a Lecco avrebbe dovuto morire. Ma quell'omicidio non s'ha da fare. Almeno non all'ombra del Resegone. Così - stando dagli atti d'indagine - avrebbe concluso il sodale incarico dell'esecuzione, voluta per punire i suoi comportamenti non condivisi con l'organizzazione ed in particolare la gestione del mercato della droga "in proprio". Ha molti più risvolti lecchesi di quanto emerso in prima battuta, l'inchiesta “Karpanthos”, culminata sul finire della scorsa settimana con l'applicazione - ad un anno dalle richieste - di ben 52 misure di cautelari autorizzate dal GIP di Catanzaro su istanza della locale DDA e dunque del pool di Pm coordinati dal Procuratore Capo Nicola Gratteri. 
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Protagonista “dell'assassinio mancato” è Giuseppe Rocca, classe 1962, nato in città ma residente a Petronà, il borgo con meno di 3mila abitanti, nell'entroterra calabrese epicentro dell'intera indagine. Non un "picciotto" qualsiasi, secondo le conclusioni della pubblica accusa. Da capo d'incolpazione, il 61enne, è ritenuto essere membro di rilievo della Cosca Carpino all'interno della quale "in qualità di promotore e organizzatore (con la dote della Santa) assume - con altri ndr - le decisioni più rilevanti"; sempre con altri sodali, avrebbe altresì posto in essere "atti idonei per vendicare la morte di Alberto Carpino che, fino al suo assassinio, avvenuto il 4 febbraio 2000, era a capo dell'omonima cosca". Avrebbe poi preso parte a riunioni di 'ndrangheta per la soluzione dalla faida scoppiata con il gruppo rivale dei Bubbo, svolgendo altresì "funzione di tramite" tra l'organizzazione e le altre 'ndrine del territorio. Ed ancora, passando da giù a su, "esercita, tramite Beniamino Bianco, l'influenza della cosca su Silea spa" è testualmente messo per iscritto dagli inquirenti, con quest'ultima affermazione ritenuta però non sufficientemente sostenuta dal giudice per le indagini preliminari, almeno in riferimento alla posizione all'ex funzionario della municipalizzata con sede a Valmadrera, tacciato di concorso esterno nell'associazione mafiosa, in relazione al quale non è stata applicata alcuna misura. Agli atti figurano però le conversazioni dalle quali sembrerebbero emergere le pressioni di Rocca sull'oggionese - già da due anni "fuori" dalla società dell'inceneritore - per far assumere, oltre al nipote, anche altri soggetti da lui indicati, nonché annotazioni a riprova, nella ricostruzione dei PM, della supposta vicinanza di Bianco a personaggi legati alla “criminalità organizzata”. Citati dunque nomi (e cognomi) di soggetti già noti alla cronaca giudiziaria, tra la figlia di Luigi Alcaro (condannato per Oversize), il figlio di Pierino Marchio (idem) e una sorella dell'immancabile Franco Coco Trovato. Registrata anche la presenza - con contatti con altri pregiudicati - dell'ex dirigente di Silea alle esequie di Pino Trovato, fratello (incensurato) del boss e padre di Giuseppina Trovato, da venerdì ai domiciliari quale presunta partecipe all'organizzazione, come pure l'ex compagno Danilo Monti, raggiunto invece dall'ordinanza in carcere in quanto già condannato per uno dei tanti omicidi di cui è infarcita la lunghissima trattazione della DDA. Una esecuzione, quella dallo stesso confessata, non “autorizzata” dall'organizzazione che lo aveva accolto, con rito di affiliazione, l'1 novembre 2014. “Nel giorno dei Santi”. E proprio al giovanotto, classe 1991, già titolare di una rivendita d'auto a Valmadrera, sarebbe stato chiesto di eliminare Peppe Rocca a Lecco, come dallo stesso rivelato, rendendo dichiarazioni agli inquirenti. Una collaborazione con la Giustizia, la sua, poi interrotta, anche su pressione della consorte, in diretto contatto sempre con il 62enne - che le avrebbe garantito anche un sostentamento. Lo scopo di Rocca secondo i magistrati? Acquisire "in un momento di particolare fibrillazione per l'associazione", "quante più informazioni possibili sui contenuti delle dichiarazioni rese da Monti, al fine di garantire l'esistenza e l'operativa dell'organizzazione stessa, nonché di eludere le investigazioni in corso". Evidentemente senza successo.
A.M.
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