Cisl: aumentano le dimissioni. 938 nel '22 nel Lecchese. Più attenzione al mobbing

Il mercato del lavoro è cambiato negli ultimi anni e il numero di dimissioni è aumentato notevolmente, anche nelle provincie di Lecco e Monza e Brianza, dove nel 2022 sono stati 1.715 i lavori assistiti da Cisl che si sono dimessi: 938 nel Lecchese (di cui 52 a Merate) e 777 nel Monzese. Le motivazioni che riconducono a questo fenomeno, secondo Antonio Mastroberti, Responsabile dell’Ufficio Vertenze di Cisl MB e LC, sono diverse. “Il nostro ufficio è un osservatorio interessante che ci consente di incrociare i dati e ci permette di farci un’idea su quello che sta accadendo”. Il mercato del lavoro è diventato più dinamico rispetto a quanto era in passato, quando tendenzialmente una persona manteneva il proprio impiego a vita. “I millenials hanno una cultura del lavoro diversa da quella dei boomers, non cercano un lavoro onnicomprensivo, piuttosto uno che gli permetta di conciliare altre attività”. A questo si aggiunge il fatto che dopo la pandemia lo smart-working, già molto in uso prima, sembra essere diventato una tipologia di lavoro irrinunciabile.


Roberto Frigerio, Segretario CISL Monza Brianza Lecco, e Antonio Mastroberti, responsabile ufficio vertenze CISL Monza Brianza Lecco

In particolare lo scorso anno, dei 1.715 dimessi, 671 lavoravano nel settore terziario, 362 nel metalmeccanico, 150 nell’edilizia, 149 somministrati, 91 nei trasporti, 66 del tessile e chimico, 53 nell’alimentare, 30 del socio-sanitario, 19 nella scuola e 1 nelle poste.



Se le dimissioni sono aumentate, a diminuire sono stati i contenziosi. “La tendenza ora è quella di accordarsi e risolvere le cose con una conciliazione” ha spiegato Mastroberti, durante la conferenza stampa tenutasi a Lecco nella mattinata di mercoledì 29 marzo. Solo nel 2022 Cisl ha sottoscritto 572 conciliazioni, prevalentemente per la risoluzione del rapporto di lavoro. 88 sono state in provincia di Lecco (di cui 5 a Merate) e 484 in provincia di Monza. 290 di queste sono avvenute nel settore socio-sanitario, 104 nel metalmeccanico, 85 nel trasporto, 34 nel tessile e chimico, 23 nelle telecomunicazioni, 17 nell’edile, 7 nelle scuola, 4 nell’alimentare, 3 nel terziario e 2 in somministrati.



È rimasto invece piuttosto invariato il numero delle vertenze del 2022 rispetto al 2021. Lo scorso anno infatti sono state 680, rispetto alle 655 dell’anno prima. Delle 680, 256 sono state su Lecco (di cui 24 a Merate) e 424 su Monza. In totale l’Ufficio Vertenze ha recuperato nel 2022 per i lavoratori assistiti 8.579.285 euro (6 milioni circa nel Monzese e 2,5 milioni nel Lecchese). Di questi, 5.839.248 euro sono stati per pratiche di fallimento e 2.740.037 euro per vertenze. La cifra complessiva ha registrato un aumento del 30% rispetto al 2021.



Comparando però il dato con gli anni prima del Covid, si nota un netto calo del contenzioso. Nel 2019 infatti erano state aperte 820 vertenze e nel 2018 erano state 807. “Le ragioni che vedono una riduzione delle vertenze sono da ricercare innanzi tutto nelle modifiche legislative intervenute negli ultimi anni – ha spiegato il Responsabile dell’Ufficio, Mastroberti. – È infatti azzerato il contenzioso relativo ai contratti a termine, che sono stati completamente liberalizzati permettendo alle aziende di utilizzarli per i primi dodici mesi senza dover indicare alcuna causale e rendendo il ricorso infondato. Bisognerebbe invece intervenire per limitare uso dei contratti a termine, soprattutto tra i giovani”.

Un altro motivo alla base della riduzione del contenzioso è riconducibile al fatto che per alcuni soggetti, soprattutto stranieri, rivendicare i propri diritti mette a rischio la stessa possibilità di continuare a lavorare. Più in generale, ci sono persone costrette ad accettare condizioni di lavoro irregolari, impossibilitate a rivendicare i propri diritti.



Lo scorso anno tra Lecco e Monza le tipologie più diffuse di vertenze sono state quelle relative al recupero crediti, ben 436. Seguono le 143 per opposizione al licenziamento, 49 per controllo buste paga, 21 per contratto irregolare e 14 per provvedimenti disciplinari. Per quanto riguarda i settori, quelli in cui il contenzioso è sempre più diffuso, sono il terziario, il metalmeccanico, l’edilizia e trasporto.

E si sono ridotti anche i fallimenti. “È un segnale positivo perché vuol dire che le aziende lavorano e stanno bene – ha commentato Antonio Mastroberti. – Preoccupa però il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell’insolvenza, che ha lo scopo di scongiurare proprio i fallimenti. Dal prossimo luglio non si parlerà più di fallimento, ma di liquidazione giudiziale”. Questo processo potrà far sì che i tempi si dilateranno e un lavoratore in attesa di recuperare dei soldi o il tfr dovrà aspettare più a lungo.

Oltre a questo, un’altra novità è che dallo scorso 28 febbraio è entrata in vigore la nuova conciliazione assistita. Ciò prevede che i consulenti del lavoro possano firmare accordi a tutela di occupati anche fuori da una sede protetta. “Questo desta preoccupazione, perché da sempre il lavoratore è la parte debole e deve essere assistito da un sindacalista per negoziare un proprio diritto. Non lo si può mettere sullo stesso piano del titolare”. Secondo Mastroberti il Diritto del Lavoro è una matteria piuttosto tecnica, che non tutti gli avvocati possono conoscere a fondo. “Se ci si cimentano senza approfondire, possono portare danni ai lavoratori. Vedremo come prende piede questa cosa”.

Secondo il responsabile dell’Ufficio Vertenze di Cisl le aziende dovrebbero puntare sulle politiche, in modo che il personale venga fidelizzatto e fatto crescere. “L’attenzione dovrebbe essere su questo, investire sulla formazione invece che cercare fuori figure professionali già formate”. A questo fattore si aggiunge il fatto che sempre più lavoratori lamentano condizioni di disagio. “Un tempo capitava il caso, oggi i casi sono tanti. I lavoratori hanno bisogno di supporto sindacale ma anche psicologico”. Che sia aumentata la fragilità o che si sia abbassata la soglia di sopportazione non è facile a dirsi. Cisl ha a Monza e Lecco uno sportello antidiscriminazione e molti lavoratori ne usufruiscono. Dopo la pandemia infatti sono aumentati i casi di mobbing, discriminazioni e vessazioni. Solo lo scorso anno 170 persone di sono dimesse a seguito di disagio psicofisico nel luogo di lavoro. 50 lavoratori invece hanno lamentato comportamenti mobbizanti.


Le discriminazioni molto spesso sono legate anche al genere. “Lo scorso anno per esempio abbiamo risolto un caso a Lecco legato alle addette alle pulizie in ospedale. Abbiamo trovato un accordo che prende in considerazione il loro tempo di vestizione, anche dal punto di vista economico. Laddove un lavoro prevede che il dipendente debba indossare una divisa, è giusto che quel tempo venga considerato lavoro”.



Infine il 2022 ha registrato un crollo del numero di pratiche relative alle procedure concorsuali: 124 (di cui 57 su Lecco e 67 su Monza) contro le 415 del 2021. L’andamento è in linea con il trend che dal 2015 vede una riduzione delle aziende dichiarate fallite.
E.Ma.
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