Lecco perduta/164: la chiesetta sopravvissuta alla Ferriera al Caleotto

Il campaniletto della chiesetta
vicina al Centro “Le Meridiane”, Caleotto
La chiesetta vicina al Centro Commerciale “Le Meridiane”, ristrutturata nell’ambito dei lavori del nuovo complesso sorto sul finire del Novecento dove c’era l’Acciaieria e Ferriera del Caleotto, conserva memorie storiche che le nuove generazioni non possono conoscere. L’attuale edificio sacro presenta, sulla parete laterale, la targa “Chiesa San Padre Pio – Gruppo di preghiera Rinnovamento nello Spirito Santo – Cenacolo di adorazione eucaristica”.
La chiesetta si chiamava “San Giuseppe” ed è sorta nel 1875, quando la lecchese Angiola Riva si impegnava a realizzare nella zona una casa per ragazze orfane o in difficoltà. Quando tale benemerita struttura di accoglienza si trasferì, all’inizio del Novecento, in Via Aspromonte, subentrò un’iniziativa analoga rivolta ai giovani, con l’impegno di mons. Salvatore Dell’Oro, nativo di Malgrate. E’ stato in questo periodo che venne costruito il campaniletto, tuttora visibile, vera sorpresa per tantissimi lecchesi, e non solo, durante i lavori per il nuovo Centro “Le Meridiane”. La sede dell’orfanotrofio maschile sotto il campaniletto ebbe spazi requisiti durante la guerra 1915/’18 per alloggiare un reparto del Genio Militare, pronto ad intervenire per minare la strada costiera lariana nelle vicinanze di Abbadia, nel caso di uno sfondamento austriaco in alta Valtellina. L’orfanotrofio, allargando la sua attività nel dopoguerra 1918, si trasferì oltre Caldone, occupando un’area ben più vasta, dove c’è attualmente Casa Guanella, affidata nel 1933 ai religiosi guanelliani, tuttora presenti. La denominazione “San Giuseppe” venne assunta in Via Aspromonte dall’orfanotrofio femminile. La parrocchia di Via Baracca, al Caleotto, sorta nel dopoguerra 1945, è dedicata allo stesso Santo, nel ricordo della chiesetta già allora dimenticata e dismessa che si trovava all’interno dell’Acciaieria e Ferriera Caleotto.
Le tre campanelle che c’erano sul grazioso campaniletto sono state, poi, collocate su quello del Santuario della Vittoria, dove sono rimaste sino al 4 Novembre 1968, quando è stato inaugurato il campanone della Vittoria e della Pace. C’è, quindi, gemmazione di iniziative e di opere che partono dall’ex-chiesetta di San Giuseppe, ora dedicata a San Padre Pio, il cappuccino che ha reso famoso nel mondo San Giovanni Rotondo, cittadina pugliese, anche con il grande Ospedale della Solidarietà e della Sofferenza, per l’assistenza ai malati meno abbienti e dimenticati.
C’è da ricordare che l’ex chiesetta di San Giuseppe ha rischiato di scomparire all'inizio degli anni Sessanta del Novecento, quando venne modernizzato l’interno della Ferriera avviata nel 1896. Si deve al compianto rag. Angelo Zappa, cassiere del Caleotto, la segnalazione al direttore generale della Ferriera, dott. Luigi Candiani, milanese, del significato storico dell’immobile: era divenuto polveroso e disordinato magazzino di deposito. Angelo Zappa, noto come il protagonista dell’enigmistica lecchese, in particolare a metà degli anni Cinquanta del Novecento, è ricordato come l’uomo delle parole incrociate, denominazione che, però, spetta al lecchese Giuseppe Airoldi. Il giornalista Giorgio Spreafico ha ricordato nella recente pubblicazione di Teka Edizioni dedicata a Giuseppe Airoldi che le prime parole incrociate risalgono al 14 Settembre 1890 e si devono allo stesso Airoldi (1861-1914), impiegato del Comune di Lecco, nonché scrittore, musicofilo e filodrammatico.
A.B.
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