Lecco perduta/91: la città descritta in oltre 200 istantanee nel 1978



Giancarlo Vigorelli
Nei giorni delle celebrazioni civiche e religiose per il patrono San Nicolò è caro fare un tuffo nel passato e rievocare anche un volume che, pur non essendo antico, conserva un’eccezionale documentazione di una città ormai notevolmente cambiata. Nell’estate 1978 venne pubblicato “Lecco”, con ben 156 istantanee della città contemporanea ed altre 50 della città trascorsa. L’iniziativa editoriale si doveva ad Enzo Pifferi, comasco, fotografo di cronaca già dal 1962, protagonista di alcuni raid nautici solitari divenuti famosi e che aveva esteso la sua attività in opere editoriali. La pubblicazione, stampata da Amilcare Pizzi di Cinisello Balsamo, con progetto grafico di Maria Cristina e Francesco Frigerio, aveva avuto la collaborazione del Comune di Lecco e dell’Azienda Turismo. La carrellata fotografica partiva dai tre ponti lungo il corso dell’Adda, due stradali ed uno ferroviario, per terminare presso Villa Manzoni, al Caleotto, con il calamaio di alabastro detto “Samaritana al pozzo”, collocato nel salone delle grisaglie. Vi erano, poi, immagini della Lecco di ieri, dal Lazzaretto, in fondo all’attuale Via Leonardo da Vinci, per risalire lungo la vallata del Gerenzone e negli altri borghi, in larga parte rurali, che hanno costituito, fra il 1924 ed il 1928, la grande Lecco.
    La prefazione del volume venne affidata al noto Giancarlo Vigorelli (1913 – 2005), saggista e scrittore, che è stato presidente del Centro Nazionale di Studi Manzoniani, con sede a Milano, subentrando in tale ruolo dopo la scomparsa del prestigioso Claudio Cesare Secchi. Giancarlo Vigorelli aveva parentele ed amicizie lecchesi; ha insegnato in anni giovanili nelle superiori locali; contava numerosi amici, con in prima fila l’avvocato Gianni Calvetti, colonna dell’Accademia Corale e del Foro lecchese.
Nella prefazione Giancarlo Vigorelli ha scritto: “Anch’io, adesso, vorrei scappare via dalla casa di mia nonna, che era la casa di Lucia, ad Olate, e scendere giù a Lecco per strade delle quali conoscevo ogni sasso, la polvere, i rumori e la gente che andava e veniva e tutti si salutavano, allora. Oggi tante case sono state sventrate. Certe strade, e stradine, scomparse. “Non è rimasto che il campanile, qui a Lecco”, mi diceva scherzando un amico. Certo, il campanile – posso dirlo? – un po’ caramellato di Lecco, che a distanza, se il sole gli batte sopra, pare un croccante. Tuttavia, resta dominante sulla città, riconoscendola nei suoi sopravvenuti mutamenti. … Ho fatto il giro della città attraverso queste foto. Anch’io, non riconoscendola spesso, ma sempre non rinunciando a riconoscerla, anzi volendo dalle viscere, dal fondo del cuore, continuare a conoscerla nella sua realtà di oggi e non soltanto nell’estate lontana che moriva della mia giovinezza, morta essa stessa”.
    Enzo Pifferi, quando presentò questo straordinario volume, ormai quasi introvabile, aveva già nella collezione delle sue pubblicazioni “Lario 1975” e “Verbano 1977”, con presentazione di Piero Chiara, e “Milano 1977“, con presentazione di Gianni Brera.
A.B.
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